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Eccovi una curiosità storica che forse pochi sanno. Le veline oggi le conosciamo tutte, sono le sgambettatrici televisive, quelle poco coperte che girano a destra e manca, cosiddette vallette. Le “amiche” dei presentatori. Ebbene un tempo non esistevano, ma il termine sì…
La velina anticamente, siamo nella seconda guerra mondiale, era una lettera o comunque un testo inviato da Mussolini ai giornali italiani che doveva imporre ai giornali di NON scrivere o pubblicare una determinata foto, argomento o frase. Come sappiamo tutti, Mussolini era un dittatore, e non voleva assolutamente che i giornali o qualsiasi mezzo di massa pubblicasse o dicesse qualcosa contro il fascismo. Dunque le veline sono come dei divieti giornalieri che Mussolini inviava alle redazioni dei giornali. Ma perchè veline?
Allora non esistevano fotocopiatrice, computer, fax ecc. Per questo il duce aveva incaricato decine di segretarie (solo femmine) di battere con la macchina da scrivere le veline, per poi “fotocopiarle” con la carta carbone usando fogli di carta velina (quella carta semi-trasparente che troviamo nelle scatole delle scarpe). Per fortuna oggi non esistono più queste “veline” che alla fine servivano solo per creare sfiducia, poi scoperta alla fine delle vicende. Oggi esistono le veline che tutti conosciamo.
Ma vediamo degli esempi di veline, tra le più scoinvolgenti:
- 9 dicembre 1941: Non pubblicare fotografie dove appaiono persone che si stringono la mano
- 5 maggio 1943: nei figurini della moda femminile le gonne vanno leggermente allungate oltre il ginocchio (Mussolini guidava anche la moda!)
- 8 maggio 1941: Mettere in prima pagina il diario di viaggio del Duce che va commentato con sobrietà militare sottolineando l’intensità delle giornate, spesso nel pieno rischio di guerra.
- 2 settembre 1940: tacere sull’argomento della durata della guerra.