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Vivere diventando uno sviluppatore di software indipendente

Pubblicato da il giorno 19 luglio 2011

Ieri sera mi trovavo a riflettere su che numeri fossero necessari per riuscire a vivere agiatamente, lavorando come sviluppatore di software indipendente.

Fino a qualche anno fa, quando non esisteva alcun AppStore, la risposta a quest’interrogativo sarebbe stata diversa da quella di oggi. Allo stato attuale delle cose è cambiato il numero di persone che possiamo raggiungere e la facilità con la quale possiamo farlo (facendoci pagare).

Nell’era pre-AppStore, c’era quell’antipatico sistema di licenze che bisognava costruirsi da se interfacciando tecnologie diverse.

Se era un dolore per gli utenti (dover inserire per ogni acquisto di nuovo software dati personali e di carte di credito) lo era ancora di più per gli sviluppatori che dovevano progettare tutto il sistema che ci stava dietro.

Ma parliamo di diversi anni fa.

Oggi accettando di rinunciare al 30% dei propri guadagni (la cifra che Apple tiene per se sulla vendita di ogni applicazione) si ha la possibilità di incrementare terribilmente il bacino di possibili utenti e di concentrarsi a pieno sul software in se e non sull’infrastruttura per l’acquisto.

Il futuro è AppStore-only

Questo trend del quale siamo da qualche anno testimoni è destinato a crescere sempre più, tranne per qualche raro caso.

Vedremo sempre più applicazioni andare AppStore-only nei prossimi tempi, tranne quelle che—per particolari ragioni—non possono essere accettate (esempio lampante è 1Password che non verrà mai accettata da Apple per via del macchinoso sistema col quale si integra con tutti i browser, che va a infrangere qualche clausola della regolamentazione per entrare in AppStore).

Ultimamente non sentiamo parlare che di Lion, il nuovo sistema operativo della Apple che verrà rilasciato questa settimana (o comunque entro fine luglio); anche lui verrà distribuito unicamente attraverso il Mac AppStore, una scelta molto particolare (come quella qualche anno fa di rimuovere i lettori di floppy dagli iMac).

Le lamentele non mancheranno, ma questo è il prezzo dell’innovazione.

Finora ho parlato di Apple, ma il fenomeno AppStore non è qualcosa di limitato ai prodotti dell’azienda con sede a Cupertino, basti pensare al Market Android o a quella sorta di AppStore che si trova sui netbook Acer, o ancora al WebStore dei ChromeBook.

Ho recentemente letto di uno sviluppatore che “vive” su piattaforma Android, guadagnando circa $1,400 mensili unicamente con la pubblicità nelle sue applicazioni.

Cambiando piattaforma cambia il modello di guadagno, per esempio su iOS quella della pubblicità non la vedo come una valida alternativa (specialmente per il flop che sta avendo iAd, che presto verrà ritirato da Apple secondo la mia modesta opinione).

Numeri

Arriviamo al nucleo della questione, quello che conta sul serio, ovvero i numeri che permettono di “mettersi in proprio”.

Per considerare, anche solo lontanamente, di fare diventare a tempo pieno la propria attività di sviluppatore si deve superare una certa soglia: un numero di vendite che sia, quanto meno, remunerativo quanto uno stipendio.

A seconda della fascia di prezzo nella quale si posiziona una determinata applicazione questo numero varia ovviamente e, con il “fenomeno AppStore”, sfruttando il fattore virale, si possono raggiungere pregevoli risultati anche con applicazioni da meno di un euro (chi ha detto Angry Birds?).

24,000€/anno (2,000€/mese) non sono altro che ~2600 copie vendute al mese di un app da 79 centesimi, non una vetta irrangiungibile se consideriamo che vengono scaricate 32 milioni di app al giorno (fonte).

Certo quando poi si arriva veramente in alto il problema diventa gestire il supporto (essendo una persona sola), motivo per cui molti sviluppatori indipendenti vendono o fondano una società a partire dal loro software, vedi il caso di Brent Simmons, sviluppatore di NetNewsWire.

Si arriva a un punto, dopo il successo, nel quale ci si trova a rispondere a email di supporto più che a migliorare il software e questo è, a dir poco, sconfortante.

In definitiva

Sembrerebbe veramente un’alternativa allettante al lavorare in un’azienda, per il neo-laureato in informatica (etc.) o il semplice appassionato.

La cosa più difficile è iniziare, cosa che comprende tanti piccoli passi pratici (oltre allo sviluppo del propri progetto):

  • Registrarsi come sviluppatore per la piattaforma desiderata (iOS, Android).
  • Creare un’applicazione.
  • Creare un sito web dell’app, con il supporto.
  • Inviare l’applicazione per la pubblicazione nello store desiderato.
  • Incrociare le dita (+ Marketing).

Il vantaggio/svantaggio di un lavoro simile rispetto a quello in azienda è il fatto che le entrate non sono cristallizzate, ma dipendono unicamente dalle proprie capacità.

Se, da un lato, una cosa del genere può spaventare trovo sia sicuramente un’alternativa più allettante al classico, stabile, noioso lavoro privo di stimoli.

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Studente di ingegneria elettronica, nel tempo libero scrivo qui su Skimbu (o nel mio blog), programmo per iOS (la mia ultima creazione è OnSale). I principali argomenti da me trattati sono programmazione e design.

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  • http://www.skimbu.it Angelo Delicato

    Adoro la tua filosofia di vita! Avanti così ;-)

    • Anonimo

      eheh si fa quel che si può

  • Anonimo

    Ricordo che esiste anche Bodega, che non richiede un pagamento annuo e trattiene sono il 7% degli incassi.

    Qui più informazioni: https://dev.appbodega.com/help/developer-faq

    • Anonimo

      Si lo conoscevo, ma purtroppo ritengo che in un settore simile siano molto importanti i “numeri” per poterne tirare fuori un reddito che ti permette di vivere e non credo che quelli di Bodega siano paragonabili a quelli del Mac App Store.

  • Stefano Campagna

    Sono pienamente d’accordo con te! In futuro spero di riuscire a farcela! Grazie Frank

    • Anonimo

      Non ricordavo fossi appassionato del settore :)

      • Stefano Campagna

        Purtroppo il mio percorso di studi mi aveva sempre privato di concedermi agli studi informatici. Nel tempo libero non trovavo spazio per questi ed ora, con l’università, posso finalmente dedicarmici!

  • http://twitter.com/#!/trillups Alessandro Trillini

    Eccellente spaccato di come soffia il vento al giorno d’oggi…e secondo me la rotta non verrà invertita ancora per molto tempo…gli app-store (di qualunque ‘casa’ si tratti) sono indubbiamente il futuro…
    Complimenti per l’articolo, non hai deluso le mie aspettative! :)

    • Anonimo

      Si, senza dubbio l’introduzione di questi grandi aggregatori avrà lo stesso effetto che i grandi magazzini hanno avuto sulle piccole botteghe, con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso.

      E non la vedo come una tendenza che si possa modificare in un futuro prossimo…Grazie per l’apprezzamento :)

  • http://www.skimbu.it/author/nikoh/ Nikoh

    Il problema vero secondo me Francesco è che mettendosi in proprio nella maniera di cui parli i guadagni sono solo ed esclusivamente frutto dei meriti…
    Tante persone che lavorano nello sconfinato mondo della creazione di softwares, siano essi app, siti o altro, non meritano i soldi che guadagnano ed in un regime meritocratico morirebbero di fame.
    Mi corre l’obbligo d’altro canto dire che molti altri guadagno meno di quanto dovrebbero.

    • Anonimo

      Si appunto, non è un mercato per tutti. È meritocratico e se non reggi la concorrenza non fa per te.

      Purtroppo lo vedo molto minacciato da tutto lo schifo che sta succedendo con le cause sui brevetti in questo periodo.