
La vita sociale che si sviluppa nel web è qualcosa di complementare e aggiuntivo rispetto a quella che abbiamo nella “realtà“, escludendo ovviamente casi limite, perchè non è di quelli che stiamo parlando. Oggi vorrei ripercorrere con voi l’evoluzione del nostro essere “animali sociali”. Come siamo passati dall’essere “sfigati che usano internet” ad essere quelli “cool”?
All’inizio erano la chat e i forum…

Non so quanti di voi siano passati attraverso questa fase, ma chi ha circa la mia età (e una certa propensione all’essere geek) probabilmente si ricorderà che all’inizio dell’era di internet la socializzazione online passava per le chat e i forum. In entrambi i casi alla base c’era il desiderio di conoscere persone che avessero qualcosa in comune con noi, con cui condividere interessi che magari avevi sviluppato proprio grazie al web e di cui difficilmente avresti potuto parlare con i tuoi amici , in un periodo in cui internet era cosa per pochi e andava a 56kb.
10 anni fa il web garantiva l’anonimato, quindi potevi parlare con chi volevi e di qualunque cosa, senza nessun tipo di timore e nel segno della massima libertà. E diciamocelo: era meglio così all’epoca. Dire a qualcuno che frequentavi una chat e avevi conosciuto qualcuno di interessante avrebbe marchiato come “sfigato” un po’ tutti in quel periodo.
Senza considerare poi i giochi online. Quelli erano considerati un livello successivo di emarginazione sociale, ma non vorrei dilungarmi troppo.
La domanda è: come si è passati dall’emarginazione allo sviluppo di una vita sociale 2.0 che possiamo considerare integrata a quella a cui eravamo abituati?
… ora sono i Social Networks

Eh si. La risposta è proprio questa. Siamo passati da “sfigati” a “cool” perchè sono arrivati loro, i social networks. Quei siti web alla portata di tutti, anche del più “tecnoimpedito” tra noi.
Naturalmente una buona parte del lavoro l’ha fatto la banda larga, ma se oggi milioni di persone navigano sul web lo dobbiamo a Facebook, Twitter, Foursquare, Flickr e chi più ne ha più ne metta.
Oggi la situazione si è ribaltata al punto che il vero “sfigato” è quello che non è iscritto da nessuna parte, soprattutto non a Facebook, perchè è quello il vero parametro della vita sociale 2.0.
È curioso come siamo passati da un sistema bipolare ad uno tripolare, ossia una distinzione della popolazione in 3 categorie diverse:
- gli sfigati. Quelli rimasti indietro, quelli senza internet e senza social network. In realtà non è nemmeno l’etichetta peggiore che ci si possa prendere perchè nella maggior parte dei casi la colpa è del digital divide, della mancanza di informazione, della tendenza a marchiare ancora come 10 anni fa il web.
- quelli di Facebook. Lo ammetto, io sono di parte. Facebook non mi piace per niente, ma la categoria è descritta al meglio proprio dagli utilizzatori del social network di Zuckerberg. Potremmo considerarli quelli “normali”. Quelli che scelgono il SN per i motivi più disparati e magari sanno usare solo quello.
- i geek/nerd. È l’evoluzione del vecchio concetto di “sfigato”, quando ancora descriveva qualcuno che con il computer ci sapeva abbastanza fare. Eppure sono quelli che il web l’hanno capito più di tutti, ne hanno colto le possibilità e le stanno sfruttando. Sono quelli che 20 anni non si sarebbe calcolato nessuno e oggi mandano avanti colossi come Microsoft ed Apple o quelli che erano semi sconosciuti al college e poi se ne sono usciti con una trovata tanto geniale quanto elementare, come Zuckerberg. Insomma, sono quelli descritti dallo slogan di The Big Bang Theory: “Smart is the new sexy“.
Ovviamente vi chiedo scusa per la banalizzazione nella classificazione, ma l’articolo diventerebbe troppo lungo se mi fermassi ad approfondire in modo adeguato ogni singolo aspetto.
In realtà non sono qui per polemizzare e giudicare, ma per spiegarvi perchè il web è parte integrante di noi e della nostra vita sociale. Quindi…a cosa serve distinguere 3 categorie? A prendere quella intermedia. Ossia “quelli di Facebook”, quelli che ho definito normali perchè rappresentano la stra grande maggioranza dei frequentatori del web.
Il social network più conosciuto e usato al mondo ha innumerevoli difetti, ma ha avuto, come ho già detto, l’enorme pregio di far rivedere alle persone il loro concetto di internet. Prima era solo una cosa per pochi, per alcuni difficile, per altri troppo pericoloso. Insomma, era tante cose negative che hanno creato una marea di pregiudizi e che hanno reso il web qualcosa da emarginati.
Ora però tutto è cambiato. La prima cosa che insegnano al corso di Psicologia sociale all’università è che l’uomo è un animale sociale. La comunicazione con gli altri è una priorità per cui quando si è arrivati al punto cruciale, quello per cui la vita sociale ha cominciato a passare per il web, tutti si sono adattati perchè nessuno vuole rimanere fuori. È un bisogno.
Ad un certo punto non ci si preoccupa più del mezzo, ma soltanto di soddisfare il bisogno di comunicare, conoscere gente e rimanere in contatto.
La vita sociale 2.0 è una realtà inevitabile. Si può esserne più o meno coinvolti, ma è qualcosa da cui non potremo sottrarci perchè serve.Serve se abiti lontano da casa e vuoi sentire i tuoi amici d’infanzia, serve per trovare persone che non sentivi più, serve per conoscerne di nuove. E ovviamente tutto ciò ha dei lati negativi, come tutte le cose, come ce li ha anche la vita sociale “reale”.
Non esiste più “virtuale” vs “reale” perchè la virtualità è il mezzo con cui si sta evolvendo la realtà di oggi. E adesso è il social network, domani saranno gli ologrammi al posto della videochat e ancora più avanti sarà il teletrasporto.
Sano e malato

Naturalmente ci sono dovute distinzioni da fare. Avere una vita sociale 2.0 è sano quando è integrata con quella tradizionale.
Non è normale passare delle ore davanti ai giochini di Facebook piuttosto che conversare con le persone, lavorare o passare del tempo fuori con gli altri.
Non voglio fare l’allarmista, ma solo ricordarvi che la linea di confine tra ciò che è sano e ciò che non lo è, è sempre molto sottile.
La parola chiave in questi casi è “moderazione“.
Pingback: www.blog-news.it