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Argus II: la speranza bioingegneristica per i non vedenti

Pubblicato da il giorno 2 dicembre 2011

In tutto il mondo le persone non vedenti sono circa 37 milioni; la bioingegneria, ovvero la scienza volta a migliorare la comprensione dei fenomeni biologici ed a produrre tecnologie per la salute con beneficio per la società (definizione MIT), nel corso degli anni, ha fatto passi da gigante. L’ Argus II, protesi sviluppata dalla Second Sight Medical Products ne è la prova. Infatti essa permette al paziente disabile di riavere e beneficiare in parte della vista. In questo articolo scopriremo cos’è e come funziona questa protesi, analizzando i benefici che ne comporta e i possibili miglioramenti.

La Bioingegneria

Conosciuta più comunemente come Ingegneria Biomedica, è la scienza che studia, attraverso i modelli fisico-matematici e le metodologie proprie dell’ingegneria, fenomeni biologici e strutturali del corpo umano e di altre specie viventi. Fondamentalmente questa disciplina si divide nei due rami più comuni: il settore industriale (Biomeccanica) e quello dell’informazione (Bioingegneria elettronica e informatica). Ed è proprio questo tipo di studi che ha permesso alla Second Sight Medical Products (azienda californiana) , guidata dal Dottor Mark S. Humayun e dal Dottor Eugene de Juandi, di sviluppare e produrre Argus II. Tuttavia, al contrario di come affermato da numerose fonti, questa protesi è stata approvata per i pazienti affetti da retinite pigmentosa, una patologia dell’occhio che con il progressivo passare del tempo può compromettere la vista, anche a livello permanente.

Argus II

Questa protesi, è dotata di più componenti:

  • Microprocessore
  • Occhiali muniti di videocamera
  • Antenna (a onde radio) ricevente ed emittente
  • Elettrodi (conduttore capace di stabile un contatto elettrico con parti non metalliche)
Ovviamente alcuni di questi componenti dovranno essere impiantati nel paziente mediante intervento chirurgico, riguardante soprattutto la zona occipitale (parte inferiore e posteriore della scatola cranica). Viene così stabilito un contatto tra gli elettrodi e la retina, capace di catturare le informazioni video fornite dalla videocamera montata sugli occhiali.  Le immagini vengono inviate al ricevitore comunicante con un microprocessore capace di decodificarle. Una volta decodificate, le stesse vengono re inviate agli elettrodi, il cui compito è trasformare i segnali elettrici in impulsi nervosi (ai nervi ottici) che “passano” l’immagine al cervello. Il paziente dopo una fase post-operatoria potrà vedere parzialmente: riconoscere gli oggetti e vedere le ombre.
Immagine anteprima YouTube

Pregi e Difetti

Molti impianti protesici di questo tipo hanno dimostrato particolare efficacia soprattutto per quanto riguarda la calibrazione; infatti l’operazione chirurgica è seguita da due settimane in cui la protesi deve essere tarata in base alla particolare condizione del soggetto. Anche nelle condizioni più difficili dal punto di vista ottico, questo impianto si è dimostrato molto affidabile.

L’operazione però richiede molta precisione ed è per questo che la ricerca biomedica sta sviluppando un robot capace di ricevere segnali dalle mani del chirurgo ed allo stesso tempo di correggerne le vibrazioni attraverso filtri particolari. Un principale rischio è sicuramente dovuto alla reazione (soggettiva) che un paziente può manifestare. I difetti riguardano la stabilità della protesi in funzione del tempo e la necessità di una videocamera e di una CPU “esterna”, per non parlare dei costi altissimi.

Opinione personale

Sono molto contento che la Bioingegneria sia giunta a questo. Lo sarei stato di più se questa ricerca fosse stata condotta dalle Università, “quasi” dimenticate dagli stati e da chi li governa. Questa protesi, come molte altre scoperte, dovrebbero far pensare che con un serio investimento scientifico potremmo davvero riuscire  migliorare la qualità della vita. Forse in un futuro migliore, speriamo non troppo lontano, anche i politici lo capiranno.

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20 anni, malato di tutto ciò che riguarda il cinema (al mattino mangio nel latte DVD e Blu-Ray) e studio Ingegneria Meccanica a Firenze, la mia città. Adoro i sandwich e le focacce. Nel mio (poco) tempo libero scrivo storie, sceneggiature e quant'altro assieme ad Elena (la mia ragazza). Sono editore per skimbu, dove partecipo spesso e volentieri anche al mitico skimbu podcast.

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