Immaginate di star navigando nelle acque del Pacifico, quando, nel bel mezzo del nulla, notate un’isola, anzi, un continente: il Settimo Continente. Il Settimo Continente, conosciuto anche con il nome di Pacific Trash Vortex, è un enorme accumulo di spazzatura, situato nell’Oceano Pacifico, tra il Giappone e le isole di Hawai.
Qualche informazione
Anche se le sue misure non sono note con precisione, si stima possa essera estesa tra i 700.000 km² e i 10 milioni di km² e che sia profonda circa 30 metri (per rendersi conto della grandezza di questa isola, basti pensare che l’Italia è grande solamente 300.000 km²). Nonostante le sue dimensioni, l’isola non è visibile tramite foto satellitari, in quanto è composta principalmente da particelle in sospensione nella parte superiore della colonna d’acqua.
Alcuni pezzi di plastica, inoltre, vengono spesso ingeriti da animali, tra cui uccelli marini e tartarughe marine, con conseguenze gravissime. Infatti, se ingerita, la plastica può provocare danni al sistema endocrino, le ghiandole necessarie per la formazione dell’ormone sessuale. E ricordiamoci che questi pesci vengono poi consumati da noi, con conseguente assunzione di sostanze tossiche.
A peggiorare ulteriormente la situazione ci sono i container, che, in seguito ad incidenti, cadono dalle navi cargo, rilasciando nell’acqua diversi articoli che vanno ad alimentare l’isola di rifiuti. Uno dei casi più eclatanti avvenne nel ’90, quando da una nave cargo caddero in mare ben 80.000 articoli, principalmente scarpe da ginnastica e stivali della Nike, nota azienda produttrice di capi d’abbigliamento e accessori sportivi. Ma questo non fu l’unico caso: nel 1992 caddero in mare decine di migliaia di giocattoli da vasca da bagno.
La scoperta del continente

L’esistenza di un’isola composta prevalentemente di rifiuti, era stata ipotizzata in un articolo del 1988 pubblicato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), un’agenzia federale statunitense che si interessa di meteorologia.
La scoperta vera e propria è da attribuire a Charles Moore, che, nel 3 luglio del 1997, dopo aver partecipato ad una regata alle Hawai, decide, durante il ritorno a casa, di non usare la solita rotta, ma di virare verso Nord, una zona soggetta a strani correnti marine e poco “trafficata”. Dopo la scoperta, Charles M. fondò Algalita Marine Research Foundation, un associazione con l’obiettivo di trovare una soluzione per rimediare a questo scempio.
Come si è formata

L’accumulo di spazzatura si è formato a partire dagli anni cinquanta, a causa della presenza, in quella zona, del Vortice subtropicale del Nord Pacifico (in lingua inglese North Pacific Subtropical Gyre), ovvero un vortice dotato di un particolare movimento in senso orario che risucchia letteralmente i rifiuti e i detriti che gli stanno attorno, accumulandoli al centro del vortice. L’80% dei rifiuti proviene da fonti terrestri, mentre, il restante 20% dalle navi cargo, che, come detto poco più sopra, rilasciano in mare articoli di ogni genere.
Conclusioni
Quest’isola si può considerare l’emblema dell’inquinamento, eppure basterebbe poco per ridurre questo fenomeno. Per esempio le grandi aziende potrebbero ridurre al minimo gli imballaggi dei loro prodotti, proprio come fa Apple con i suoi prodotti. Invece noi, nel nostro piccolo, dovremmo iniziare veramente a pensare alla natura e a come preservarla. E ricordiamoci che questo schifo l’abbiamo creato noi.

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