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Un videogioco per combattere la dislessia

Pubblicato da il giorno 6 gennaio 2012

Uno dei problemi più diagnosticati nei bambini è la dislessia, ossia una difficoltà nel leggere velocemente e correttamente. Le cause non sono legate a ritardi mentali, ad una mancanza di istruzione oppure ad un deficit biologico, ma sono da ricercare a livello cerebrale (questo non implica sia più grave). Per questo motivo è possibile aiutare i bambini dislessici allenando la loro mente. E quale modo migliore per farlo se non attraverso un videogame?

La dislessia

La dislessia è un disturbo specifico dell’apprendimento che ha diverse varianti. La più classica categorizzazione prevede 3 tipi: quella fonologica, quella superficiale e quella profonda. Ognuna di queste tipologie è associata ad un diverso problema a livello neurale, per cui la dislessia di tipo superficiale è legata ad una compromissione delle vie lessicali, quella profonda ad un deficit della via semantica e quella fonologica ad una difficoltà nell’associare un grafema ad un fonema.

In parole semplici? La dislessia profonda consiste in un problema nel capire il senso delle parole e delle frasi e questo confonde il bambino al punto da sostituire alcuni termini con altri che gli sembrano simili. La dislessia superficiale invece è un problema a livello di lessico ma non compromette la capacità di leggere; il bambino non riuscirà a leggere velocemente, impiegherà più tempo, ma sarà comunque in grado di farlo. La dislessia fonologica è quella che ci interessa maggiormente in questo articolo perché è quella che possiamo cercare di combattere usando il videogame (ma non solo); si tratta di una difficoltà ad associare quello che c’è scritto a quello che deve essere detto per dirlo in parole povere.

La dislessia fonologica

Come ho detto prima, il deficit nel reperimento rapido della corrispondenza grafema/fonema è noto come dislessia fonologica e, come ho scritto qui sopra, si traduce nella vita quotidiana in problemi nell’associare la forma scritta di una parola alla sua versione fonologica, ossia come la leggiamo ad alta voce.

Ci sono tre ipotesi legate alle basi neurobiologiche di questo deficit, con cui non vi annoierò. Considereremo soltanto quella più accreditata perché ci permette di capire le basi scientifiche del gioco.

Questa teoria afferma che i dislessici abbiamo un deficit di discriminazione fonetica causata da una percezione allofonica. Ve la semplico. Significa che i pazienti affetti da dislessia fonologica percepiscono sfumature fonologiche che noi invece ignoriamo, quindi sono eccessivamente sensibili.

Facciamo un esempio con le sillabe. Prendiamo /da/ e /ta/. Un soggetto normale riconosce queste due sillabe anche se ci mettiamo qualche piccola interferenza, ad esempio /dta/ o /tda/. Se le sentiamo pronunciare a noi paiono uguali alle prime due. Un dislessico invece coglie la sfumatura che a noi sfugge, ossia la consonante in più. Se spostiamo l’esempio alle parole, capite bene che per noi è più facile categorizzarle, ossia stabilire se si tratta dell’una o dell’altra parola, mentre un soggetto non normale avrà delle difficoltà.

Tuttavia la dislessia fonologica non è irreversibile. È stato dimostrato infatti che i bambini possono migliorare le loro capacità di lettura se vengono sottoposto ad un training intensivo che gli permette di imparare ad associare i suoi alle lettere. Ed è qui che entra in campo il videogioco.

Il graphogame

Vi dico subito: il gioco non è una fregatura e non è pensato da sprovveduti. È utilizzato dal 2005 nell’ambito del IV programma quadro dell’Unione Europea per studiare i problemi di lettura all’interno di progetto chiamato “Training grapheme-phoneme correlations with a child-friendly computer game in preschool children with familiar risk of dyslexia”.

Il graphogame nella sua prima versione comportava l’ascolto di una lettera a cui il bambino doveva associare il giusto grafema. Si sentiva il suono, cadevano varie lettere sullo schermo e il bambino doveva catturare con una specie di polipo la lettera giusta.

Attualmente il graphogame si presenta in diverse simpatiche versioni permettendo ai bambini di imparare divertendosi migliorando la loro dislessia. Un esempio, con tanto di Demo, lo trovate su Graphogame.com, anche se tra le lingue per ora non è presente l’italiano.

Per darvi un’idea dei giochi contenuti in questa moderna versione del graphogame vi lascio qualche immagine.

Conclusioni

Penso che il graphogame abbia enormi potenzialità e numerosi studi hanno evidenziato i benefici e i miglioramenti dei bambini sottoposti al training con questo gioco.

Il problema è che purtroppo non è così diffuso come ci si aspetterebbe. Le lingue sono poche e insufficienti per ora, il che ne limita molto la diffusione capillare, anche perché stiamo parlando prima di tutto di bambini e quindi non possiamo pretendere che facciano esercizio su lingue diverse dalla loro.

Insomma, il graphogame non è ancora abbastanza, ma è comunque un piccolo passo verso il trattamento della dislessia.

, 350 articoli pubblicati

24 anni, amante del cinema, drogata di serie TV, geek fino al midollo e videogiocatrice all'occorrenza. Inspiegabilmente laureata in Scienze e tecniche psicologiche e studentessa alla magistrale di Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia. Editor e podcaster su Skimbu.it, autrice per Androidworld.it.

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  • Anonimo

    Interessantissimo e utilissimo articolo di approfondimento e bella l’idea del videogame…peccano non ci sia in italiano!

    • Erika

      È quello che abbiamo detto noi a lezione xD
      Se ci si potesse offrire volontari per creare la versione in italiano, sarei la prima della fila :D

      • Stefano Campagna

        Io vi aiuterei molto volentieri a tradurlo. Dico davvero, se possibile vorrei prendere parte a questo progetto.