
Abandonware è un neologismo usato per indicare quei software obsoleti, non più aggiornati e non più supportati dal produttore (grazie ancora, Wikipedia). Ci sono alcuni siti, come Abandonia, che contengono tutti i giochi abandonware diventati gratuiti. Ovviamente sono tutti giochi “retrò″, ma a qualcuno possono comunque piacere. In questo articolo affronteremo un esempio di software che sta diventando obsoleto, o che forse lo è già: Things. Things è un app per Mac, iPhone e iPad che ha vinto persino il premio Apple per il design nel 2009…
Things: cos’è e cosa ha fatto
Things è un’app famosissima per Mac, iPad e iPhone, molto bella tutt’ora. Prodotta dai tedeschi della CulturedCode, è un’app che ha generato milioni di euro di guadagni. Si tratta probabilmente della prima app to-do che ha avuto un successo stratosferico. Si può dire che sia una delle app per la produttività più scaricate di sempre. Il design semplice e alcune caratteristiche uniche hanno reso Things per molti mesi e anni la miglior applicazione per i propri impegni e le proprie attività, più precisamente per seguire il protocollo “GTD“. Credo non debba più ripetere che Things è stata una delle app preferite da me e da migliaia o milioni di persone. Ovviamente anche Skimbu ha recensito la versione per Mac. Ecco le tre versioni di Things attuali, ancora disponibili nei vari store:



Come noterete i prezzi delle app sono veramente alti, nonostante questo Things non ha mai avuto problemi nel vendere. Questa è ancora un’applicazione molto utile e funzionante, ma come mai ora fa molta più fatica a vendere e in tantissimi non la usano più? Semplice: non si è aggiornata. O meglio gli aggiornamenti ci sono, ma riguardano solo bug fix. Ora vi chiederete, come mai non si è aggiornata? Come mai sta lasciando andare milioni di euro in fumo? E soprattutto, cosa è veramente andato storto?
Il cloud: la rovina per Things

Se probabilmente CulturedCode avesse aggiornato Things velocemente, probabilmente ancora oggi rimarrebbe l’app per la produttività più scaricata e non sarebbe stata scavalcata dai concorrenti: Omnifocus (a cui sono passato io), 2Do ed altri. In realtà a Things sarebbe bastata l’implementazione di una delle novità che hanno avuto il boom nel 2011: la sincronizzazione cloud. Infatti Things non si sincronizza tra i vari dispositivi. Se aggiungi un’impegno sull’iPhone non lo vedrai su Mac, perché non si sincronizzerà automaticamente via internet. Una novità già presenta da molto tempo nei concorrenti. Il problema più grave è che pare che CulturedCode ci stia lavorando da circa un anno, ma ancora non è riuscita ad implementarla. Sembra semplicemente che CulturedCode non abbia più voglia o non abbia più le condizioni di soddisfare in poco tempo una piccola novità fondamentale per evitare che Things non venga più venduta ne abbandonata da chi già la possiede.
Il bello che CulturedCode ha speso già mesi di lavoro per il cloud su Things, basta vedere il suo blog per accorgersi che aveva già iniziato il programma di beta. Eppure dal 22 agosto 2011 non si hanno più notizie di nulla e sembra che la beta sia come congelata, o meglio questo è quello che appare al pubblico. L’errore di Things è anche quello di non aggiornare il pubblico con il progresso del lavoro. Infatti Things anche in questi giorni sembra stia lavorando al cloud, da quanto si apprende da questa pagina, aggiornata al 17 gennaio 2012.
Things è ancora in tempo?
Nonostante abbia perso il treno da mesi, Things è ancora in tempo. Per il semplice fatto che molti blog, tra cui di recente anche MacStories, hanno affermato che non esiste ancora un’app to-do dalla grafica semplice, standard ed immediata quanto quella di Things. Omnifocus continua a non capire che la sua grafica non è certo gradevole, e nel caso Things dovesse riprendersi allora potrebbe tranquillamente recuperare tutte le vendite perse e molti utenti a questo punto tornerebbero su Things.
Dunque, assisteremo al primo vero abandonware di un’app iOs/Mac oppure Things riuscirà a riscalare la vetta delle migliori app to-do? È una domanda che non sembra, ma in realtà se la pongono in migliaia di persone.