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L’apprendimento nell’era di internet

Pubblicato da il giorno 24 gennaio 2012

Vi capita mai di voler imparare qualcosa e di non riuscirci per quanto siano forti le vostre motivazioni iniziali? In questo articolo voglio darvi il mio personale parere sull’argomento.

L’errore principale che facciamo quando siamo alle prime armi con qualcosa è sopravvalutarne la difficoltà. Ciò capita specialmente se la nostra prima — e unica — fonte di informazioni è il web.

Scenario tipico: voglio imparare a programmare, a fare siti internet, a usare Photoshop (o qualsiasi altra cosa)… Che faccio?

La maggior parte delle persone (è capitato anche a me) cerca informazioni su internet, avvalendosi dei motori di ricerca, e inizia a leggere voracemente tutto quello che capita sotto il puntatore del mouse.

Questo approccio va bene per i primi dieci minuti, per la prima ora al massimo, ma alla lunga si rischia di rimanere incastrati. Si seguono tutorial su tutorial, passo passo, ma si imparano strumenti, non concetti. Perché se volete imparare a fare design non la smettete di seguire i più disparati tutorial — per quanto possano portarvi a risultati pregevoli — e aprite un libro come si deve sull’argomento.

Se volete diventare degli psicologi non vi basta leggere la pagina di Wikipedia riguardante Freud.

Non prendendoci sul serio e trattandoci eternamente come apprendisti, l’unica cosa che riusciremo a ottenere sarà una colossale perdita di tempo e, come sapete, “il tempo è denaro”.
Scommetto che questa l’avete sentita tante volte, ma fermatevi a riflettere: il tempo è la cosa più preziosa che avete, il modo in cui lo usate determina ciò che siete e ciò che sarete.

Comprendo anche che investire in qualcosa, anche se sono i €20 di un libro su Amazon, ci impegna emotivamente di più rispetto alla lettura di qualcosa di gratuito, ma il ROI (“Return on investment”) non è neanche lontanamente paragonabile.

In poche parole bisogna trattare le passioni con la stessa serietà con la quale un secchione tratterebbe le discipline scolastiche.

Pensateci, affidereste la vostra istruzione scolastica a Wikipedia? Non credo proprio… Il concetto è lo stesso.

Cambiano i linguaggi, le versioni della suite Adobe, ma la programmazione resta programmazione e il design resta design. Lo stesso vale per ogni altra cosa.

Questo articolo può sembrare strano pubblicato dopo l’evento di giovedì scorso (“Apple Educational Event”, di cui abbiamo parlato qui), ma si concentrata su un altro aspetto della questione: l’apprendimento vero regge il confronto col meta-apprendimento che, al momento, è l’unico che il web è in grado di offrire?

Sarei curioso di sapere cosa ne pensate, è cambiato secondo voi il modo in cui impariamo (o tentiamo di imparare) nell’era di internet?

, 150 articoli pubblicati

Studente di ingegneria elettronica, nel tempo libero scrivo qui su Skimbu (o nel mio blog), programmo per iOS (la mia ultima creazione è OnSale). I principali argomenti da me trattati sono programmazione e design.

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  • Stefano Campagna

    Innanzitutto sono felicissimo che tu sia tornato a scrivere, regalandoci un pensiero su ciò che accade. Io mi trovo d’accordo sul fatto che il web influenza e continuerà ad influenzare le persone dal punto di vista culturale. A volte mi è capitato di sentire alcune persone che invece di rivolgersi ai dottori, scrivono i loro sintomi su Google e si accontentano di opinioni/esperienze di persone altrui. In questo caso trovo l’influenza di internet molto negativa. 

    • http://francescodilorenzo.net Francesco

      Sono molto contento di essere tornato a scrivere anche io :)

      Sono d’accordo con quello che dici, ma il mio punto qui era diverso: la gente capisce la differenza che intercorre fra la vera conoscenza e un surrogato di quest’ultima?

      • Stefano Campagna

        Secondo me no, e la risposta è proprio nell’esempio che ti ho fatto. Le persone non capiscono la differenza che c’è. Se faccio una domanda su Yahoo ,le persone spesso e volentieri mi hanno risposto copiando un pezzo da Wikipedia. Non c’è nessuno che risponda per cultura personale, perchè sa veramente.

      • http://francescodilorenzo.net Francesco

        sono d’accordo.

  • http://twitter.com/lcdtt Luca Datti

    Io penso che i libri abbiano finito il loro “ciclo vitale”. Ormai siamo in un era in cui la tecnologia ne è padrona. Allora perchè non usarla a nostra vantaggio. Esiste l’iPad? Esistono gli smartphone? Ok. Se pensiamo alla combinazione iBooks+iCloud , il risultato è fenomenale. soltanto l’idea  che un libro si possa comprare nell’iBooks store, che si aggiorni da solo con tutte le correzioni, la continua aggiunta di contenuti e di informazioni e non sei costretto a ripagare la nuova versione del libro è fenomenale. Compri il libro sull’iPad? ok, te lo ritrovi nell’iPhone, metti il segnalibro all’iPad? ok, te lo ritrovi su iPhone, e viceversa.      

    • http://www.skimbu.it Angelo Delicato

      cik e ciak

    • http://francescodilorenzo.net Francesco

      ci sono vari punti interrogati sul ruolo che apple avrà nella rivoluzione digitale dell’istruzione (ne abbiamo parlato nella puntata del podcast che verrà presto pubblicata http://podcast.skimbu.it/)… Il vero problema è che l’iPad è ben lontano dall’essere il dispositivo alla portata di tutti, e ci si chiede anche se gli editori abbracceranno di buona voglia le nuove iniziative che vanno a minare i loro privilegi centenari