
Vi capita mai di voler imparare qualcosa e di non riuscirci per quanto siano forti le vostre motivazioni iniziali? In questo articolo voglio darvi il mio personale parere sull’argomento.
L’errore principale che facciamo quando siamo alle prime armi con qualcosa è sopravvalutarne la difficoltà. Ciò capita specialmente se la nostra prima — e unica — fonte di informazioni è il web.
Scenario tipico: voglio imparare a programmare, a fare siti internet, a usare Photoshop (o qualsiasi altra cosa)… Che faccio?
La maggior parte delle persone (è capitato anche a me) cerca informazioni su internet, avvalendosi dei motori di ricerca, e inizia a leggere voracemente tutto quello che capita sotto il puntatore del mouse.
Questo approccio va bene per i primi dieci minuti, per la prima ora al massimo, ma alla lunga si rischia di rimanere incastrati. Si seguono tutorial su tutorial, passo passo, ma si imparano strumenti, non concetti. Perché se volete imparare a fare design non la smettete di seguire i più disparati tutorial — per quanto possano portarvi a risultati pregevoli — e aprite un libro come si deve sull’argomento.
Se volete diventare degli psicologi non vi basta leggere la pagina di Wikipedia riguardante Freud.
Non prendendoci sul serio e trattandoci eternamente come apprendisti, l’unica cosa che riusciremo a ottenere sarà una colossale perdita di tempo e, come sapete, “il tempo è denaro”.
Scommetto che questa l’avete sentita tante volte, ma fermatevi a riflettere: il tempo è la cosa più preziosa che avete, il modo in cui lo usate determina ciò che siete e ciò che sarete.
Comprendo anche che investire in qualcosa, anche se sono i €20 di un libro su Amazon, ci impegna emotivamente di più rispetto alla lettura di qualcosa di gratuito, ma il ROI (“Return on investment”) non è neanche lontanamente paragonabile.
In poche parole bisogna trattare le passioni con la stessa serietà con la quale un secchione tratterebbe le discipline scolastiche.

Pensateci, affidereste la vostra istruzione scolastica a Wikipedia? Non credo proprio… Il concetto è lo stesso.
Cambiano i linguaggi, le versioni della suite Adobe, ma la programmazione resta programmazione e il design resta design. Lo stesso vale per ogni altra cosa.
Questo articolo può sembrare strano pubblicato dopo l’evento di giovedì scorso (“Apple Educational Event”, di cui abbiamo parlato qui), ma si concentrata su un altro aspetto della questione: l’apprendimento vero regge il confronto col meta-apprendimento che, al momento, è l’unico che il web è in grado di offrire?
Sarei curioso di sapere cosa ne pensate, è cambiato secondo voi il modo in cui impariamo (o tentiamo di imparare) nell’era di internet?
