
In Italia 4 famiglie su 10 non hanno la possibilità di accedere a internet, il 39% della popolazione di età compresa tra i 16 e i 74 anni non si è mai collegata al web (questo quanto riportato in un recente articolo del corriere).
Il Digital divide secondo Wikipedia è
il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell’informazione (in particolare personal computer e internet) e chi ne è escluso, in modo parziale o totale. ∞
Questo divario in Italia è estremamente elevato, più che nel resto d’Europa. Quali rischi comporta questo massivo analfabetismo digitale?
L’articolo del Corriere dal quale ho preso i dati che vi fornivo in apertura evidenzia l’arretratezza italiana rispetto al resto d’europa e l’incompatibilità dell’Agenda digitale — il cui scopo è la “digitalizzazione della Pubblica amministrazione” — con le infrastrutture digitali esistenti.
Molte pratiche si potranno portare a termine unicamente da internet, ma un quarto della popolazione non ha accesso alla rete.
Se queste poche cose che vi ho anticipato hanno suscitato il vostro interesse leggete l’articolo del Corriere e poi tornate qui per leggere la mia ulteriore riflessione che contestualizza il tutto nell’attuale panorama legislativo internazionale (SOPA, PIPA, FAVA).
Il vero pericolo

Un quarto della popolazione italiana non ha accesso a internet e queste stesse persone hanno come unici mezzi di informazioni televisioni e giornali, i quali sappiamo bene che immagine lasciano trasparire della rete (con le dovute eccezioni).
A una persona che non ha mai avuto accesso ad internet, questo luogo mistico deve sembrare il ritrovo di truffatori, pirati informatici, pedofili e buoni a nulla che perdono le giornate sui social network di cui tanto si sente parlare.
Le ultime notizie che ho sentito ai telegiornali riguardanti internet parlavano di VIP che si erano registrati su Twitter, di mega-truffe scovate dalla guardia di Finanza, di pedofili arrestati e beccati a bighellonare su Facebook, di messaggi terroristici diffusi dall’al-Qaida di turno.
Noi che usiamo internet ogni giorno, che scriviamo su internet, che leggiamo su internet, che ne abbiamo fatto la nostra casa sappiamo che i telegiornali tendono a evidenziarne i lati peggiori, a drammatizzare, a cercare lo scoop, ma quel quarto di Italia secondo voi si accorge di questo? Quel quarto di Italia sa che internet è la maggiore espressione di democrazia al mondo?
No, ve lo dico io.
“E dove sta il problema?” vi starete chiedendo; vi rispondo subito.
Quel quarto di Italia ha diritto al voto come chiunque altro e l’immagine che passa ogni giorno di internet è l’unica ad essa visibile. Quel quarto di Italia è la possibilità che leggi come SOPA, PIPA e FAVA hanno di farsi strada e di essere approvate. Pensateci: la lotta alla pirateria, alla pedopornografia, al terrorismo (le organizzazioni terroristiche diffondono i loro messaggi via internet) sono temi vendibilissimi politicamente e quel quarto d’Italia rischia di cascarci.
Conclusione
Il digital divide è una voragine culturale e ognuno di noi dovrebbe fare tutto quello che è in suo potere per combatterlo, per far passare un’immagine migliore di internet, un’immagine più vera, un’immagine che renda giustizia a questa magica tecnologia grazie alla quale la mia idea, che scrivo mentre sto seduto sul divano di casa mia in Sicilia, può raggiungere tutti quelli interessati a leggerla nel mondo, senza alcuna censura.
Per quanto durerà questo sogno utopistico? Orwell la sapeva lunga…
