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Skimbu è stato abbandonato, ma è stato sostituito da due grandi progetti: visita ora Tasc.it e Abits.it!

Things, l’iPhone e un prodotto vincente nel tempo

Pubblicato da il giorno 20 agosto 2012

Sono tre i motivi che mi hanno spinto a scrivere il mio ultimo articolo su Skimbu (come come sapete verrà presto “sostituito” e migliorato da qualcosa di ben più grande: Tasc):

C’è anche un quarto motivo molto personale, la voglia di chiudere in bellezza e con una riflessione importante la serie di articoli che hanno portato Skimbu a raggiungere oltre il milione di visitatori unici nel giro di due anni. Un buon traguardo per un blog senza un target preciso lanciato nel 2009 da dei quattordicenni.

La storia di Things

La filosofia di Skimbu comprende anche questo: spiegare sempre tutte le basi di un articolo affinché anche tuo nonno possa capirlo. Quando ho iniziato a scrivere questo articolo sono partito col presupposto che nessuno sapesse la storia di Things, e col presupposto che almeno tutti sappiamo cos’è un’iPhone.

Things (i riquadri con tutti i link al download li trovi alla fine di questo “capitolo”) è un’applicazione per iOs e Mac che permette di tenere traccia delle proprie attività, impegni, delle cose da fare, delle idee ecc. Io la uso molto per segnarmi tutto quello che devo o dovrò fare, che magari faccio, non faccio o farò tra 2 anni. È secondo me la migliore tra le oltre 400 app to-do (definizione di questo genere di app) presenti nell’App Store.

Things è bella, semplice, una delle prime di questo genere per iPhone, e anche la prima ad avere le rispettive app per Mac e iPad. Ma anche una delle ultime a introdurre la sincronizzazione cloud. Già. Cultured Code è la casa software produttrice di Things. E io sono stato sempre il primo a criticarla duramente qui su Skimbu nel 2011 e nel 2012 perché CulturedCode ha rischiato veramente di perdere molti dei suoi clienti, incluso me. Anzi mi aveva perso, quando a marzo sono passato alla diretta concorrente: OmniFocus (anche qui lascio tutti i link in fondo). Ormai al giorno d’oggi una app to-do senza sincronizzazione via web non è più ammessa, perché l’utente vuole sempre vedere i suoi impegni dappertutto, quando è su Mac li vuole vedere su Mac, quando è su iPhone su iPhone, quando è su iPad su iPad. Solo così un’app to-do può essere veramente versatile, utile, sempre a disposizione e quindi sempre utilizzabile.

Il problema dunque è che CulturedCode ha impiegato un anno e mezzo per introdurre una funzionalità fondamentale, ma ci ha messo troppo tempo ed è stata vittima di dure critiche e anche sicuramente di perdite notevoli di denaro.

Qui sotto trovi tutti i link a tutte le versioni di Things e Omnifocus, acquistando da questi link speciali di iTunes donerai il 4% del costo dell’app a Skimbu e a sua volta a Tasc (ovviamente il prezzo rimane sempre lo stesso).

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ThingsApp per iOS8,99 €Cultured Code GmbH & Co. KGProduttivitàDownload
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ThingsApp per Mac44,99 €Cultured Code GmbH & Co. KGProduttivitàDownload

Ritiro le critiche

Riepilogata la storia di Things, ora ritiro le mie critiche, o meglio le modifico. Questa “esperienza” mi è servita per imparare una nuova lezione e per confermarne una che ci eravamo dimenticati: nel successo il tempo conta al 10% se non di meno. La realtà è questa: Things è un prodotto vincente e lo sarà per molto. Nel 2011 nonostante le dure critiche (e aggiungerei il prezzo elevatissimo) è rimasta sempre tra i primi posti nell’App Store nella categoria Produttività. La nuova versione 2.0 non integra altro che la nuova sincronizzazione Cloud e poche altre novità, eppure le vendite sono schizzate, l’app è stata selezionata di nuovo da Apple e messa in evidenza nell’App Store per Mac, iPhone e iPad. Perché? Non solo perché è arrivato un aggiornamento tanto atteso, ma perché la sincronizzazione cloud è fatta meglio rispetto a tutti. È velocissima, quasi non si vede, non ha difetti come Wunderlist ed è più semplice che Omnifocus. Possiamo dire che ne è valsa la pena aspettare tutto questo tempo perché il lavoro fatto è stato poco ma buono.

Molti si aspettavano almeno un rinnovamento grafico sostanziale, non è arrivato nemmeno quello, eppure il successo è arrivato lo stesso…

Jonathan Ive e gli iPhone “non perfetti”

C’è chi crede che Apple venda solo grazie al marketing (e probabilmente questo qualcuno possiede un telefono Android) e chi crede invece che veramente Apple porti avanti qualcosa di diverso e faccia dei prodotti di qualità (e probabilmente questo qualcuno viene definito apple fanboy). Personalmente ho sempre creduto che Apple venda grazie al marketing solo al 50%, il restante 50% è dovuto a tanti fattori, dall’effettiva qualità dei prodotti all’assistenza post-acquisto e tantissimi altri dettagli. Il 31 Luglio 2012 il Telegraph ha riportato delle dichiarazioni di Sir Jonathan Ive, l’uomo che ha disegnato iPhone, iPad, Mac e tanti altri prodotti di successo. Ha affermato, in sintesi, che capita spesso che Apple produca tanti prototipi anche funzionanti che però non soddisfano al 100% la dirigenza o gli ingegneri che ci lavorano, a differenza magari di altre aziende che vendono qualcosa indipendentemente dalla completa soddisfazione che i produttori hanno del prodotto. D’altronde perché Samsung dovrebbe produrre 4 telefoni con lo stesso target mentre Apple ne produce solo uno per un target di alto livello e vende quasi quanto Samsung? La filosofia Apple è simile a quella di CulturedCode: entrambe producono un prodotto vincente, che non ha bisogno di grandi aggiornamenti perché è già vincente e lo sarà finché sarà aggiornato e alla pari degli altri.

Purtroppo per un prodotto conta tantissimo la partenza, l’inizio, la base. E spesso è difficile migliorare un prodotto nato male.

La lezione

La lezione che ancora una volta ci hanno insegnato e che evidentemente non abbiamo imparato è questa: se si lavora bene e si punta sempre a produrre qualcosa che soddisfa al 100%, allora i tempi contano poco (quasi nulla), e l’avanguardia del prodotto conta anch’essa molto poco. L’importante è che il prodotto funzioni alla perfezione, piaccia ai consumatori e sia meglio rispetto alla concorrenza non tanto per le caratteristiche, ma per l’usabilità.

Il paragone con Tasc

Di recente l’ho ammesso anche su Twitter ( @albertoziveri ). Personalmente condivido al 100% la filosofia di CulturedCode e di Apple, non riuscirei mai a presentare o fare qualcosa che non mi soddisfa pienamente, perché rischierei anche di non proseguire il lavoro nel futuro. Tasc l’avremmo potuto lanciare anche un mese fa, ma abbiamo deciso di aspettare, primo perché c’è ancora un’organizzazione difficile da sistemare, secondo perché quello che avevamo non ci soddisfa e preferiamo creare qualcosa di veramente completo prima di poterlo utilizzare e pubblicare.

A presto ;)

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Fin da quando ho 7 anni sviluppo siti web, amo l'informatica, la fotografia, la scienza e l'economia. Credo che il segreto del successo stia nel fare cose che altri non fanno. Nel 2008 ho fondato Skimbu, a cui ho voluto fin da subito dare una precisa immagine attraverso una grafica semplice, bella e unica e attraverso articoli di qualità e anch'essi unici. Continuerò Skimbu fino a che avrò voglia, con la passione e la voglia di far apprendere alla gente che esiste qualcosa di più meraviglioso che la televisione o che le solite dichiarazioni dei politici.

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  • http://www.KingMacWeb.altervista.org KingMac

    Ottimo articolo per chiudere Skimbu! Condivido le opinioni sulle strategie di vendita di Apple e CulturedCode.

    Segnalo soltanto due piccoli errori di battitura il primo è la ripetizione nella prima riga e il secondo è la prima scritta: CultureCode che manca la “d”…

    Aspetto Tasc!!!!

    • http://www.skimbu.it/ Alberto Ziveri

      Corretti. Grazie.
      Aspetta Tasc ;)